No alla censura
politica
mente
corretta

Il politicamente corretto sta erodendo i nostri spazi di libertà. Opinioni penalizzate, discorsi impronunciabili, verità di fatto negate, evidenze nascoste.

Noi l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: 12 campagne di affissioni stradali vietate e censurate in tutta Italia da sindaci e giudici perché "offensive" e "discriminatorie".

Sarà vero? Giudica tu...

Tu eri così

Tu eri così

Campagna sul valore della vita dal concepimento. Richiesta di affissione presentata al Comune di Roma nel 2018. Non ricevendo risposta, abbiamo fatto ricorso al TAR Lazio. Il Comune ha quindi motivato il diniego per “lesione delle libertà individuali”. Nel 2019 il TAR ha respinto il nostro ricorso per la presunta presenza di “forme espressive aggressive e violente” capaci di “ledere la sensibilità” in tema di aborto. Nel 2024 il Consiglio di Stato ha confermato la censura.

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Utero in affitto

Utero in affitto

Campagna contro il reato di maternità surrogata: «Due uomini non fanno una madre». Avviata nel 2018 con affissioni e camion vela a Roma, Milano e Torino, veniva sanzionata dalla Polizia Locale di Roma per violazione dell’art. 12 bis del Regolamento Comunale, che vieta pubblicità “lesive del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili”. Nel 2023 il Comune ha respinto il ricorso confermando la multa. Il caso pende di fronte al Giudice di Pace.

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Tu eri così

Tu eri così

Manifesto sul valore della vita affisso sulla vetrina della sede di Pro Vita & Famiglia a Roma nel 2018, sanzionato dalla Polizia Locale come «manifesto anti-abortista lesivo del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili» (art. 12 bis Reg comunale). Nel verbale si riportava falsamente la presenza della frase “ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”, assente sul manifesto. Dopo la conferma da parte del Comune, la sanzione è stata annullata dal Giudice di Pace nel 2025. È l’unica vittoria giudiziaria su 12 vicende.

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RU486

RU486

Campagna di affissioni sull’effetto abortivo diretto e i rischi certificati per la salute della donna correlati alla pillola RU486. La Giunta di Rimini ha negato l’autorizzazione ad affiggere i manifesti per “ingiustificato allarme”. Nonostante la documentazione scientifica prodotta per dimostrare la veridicità sostanziale del messaggio, nel 2022 il TAR Emilia Romagna ha respinto il nostro ricorso e il Consiglio di Stato ha confermato la censura.

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Non è il mio corpo

Non è il mio corpo

Campagna di affissioni a Reggio Calabria (2021) su una testimonianza pro-life. Manifesti autorizzati, affissi e poi rimossi con una mail dell’Assessore alle Politiche di Genere per “contrasto con il regolamento comunale”. Nel febbraio del 2026 il TAR Calabria ha confermato la censura ritenendo il messaggio “discriminatorio in senso lato” e capace di “generare turbamento e colpevolizzare chi non lo condivide” sulla base di norme che, all’epoca dei fatti, erano già abrogate o non ancora in vigore. Pende ricorso al Consiglio di Stato.

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Potere alle donne

Potere alle donne

Campagna per i diritti delle donne in occasione dell’8 marzo (2021). Censurata dal Comune di Roma perché “offensiva della libertà della donna all’interruzione volontaria di gravidanza”. Il TAR Lazio ha confermato la censura ritenendo il messaggio “colpevolizzante” e il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza in base all’art. 23 comma 4-bis del Codice della strada. Pro Vita & Famiglia ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani per violazione degli articoli 9, 10 e 14 della Convenzione EDU sulla libertà di opinione, espressione e coscienza.

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Basta censure!

Chiedi ora al Parlamento di impedire a sindaci e giudici politicizzati di rimuovere manifesti “sgraditi” e difendere la libertà di opinione ed espressione dei cittadini garantita dalla Costituzione italiana.

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Stop gender

Stop gender

Roma

Campagna contro lo svolgimento di progetti gender nelle scuole (2022). Non autorizzata dal Comune di Roma per presunto contrasto col Reg. comunale (che si riferisce solo alle pubblicità “commerciali”) e con l’art. 23 c. 4-bis del Codice della strada. Il TAR Lazio ha respinto il ricorso giudicando il messaggio “non rispettoso della libertà di determinazione dell’identità di genere”. Il Consiglio di Stato ha confermato la censura. Pro Vita & Famiglia ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani per violazione degli articoli 9, 10 e 14 della Convenzione EDU sulla libertà di opinione, espressione e coscienza.

Pontedera

La stessa campagna è stata avviata nel 2022 anche a Pontedera (Pisa). Con ordinanza il Sindaco ne disponeva la rimozione per presunto contrasto con l’art. 23 c. 4-bis del Codice della strada e con regolamenti comunali, ritenendo il messaggio “offensivo” e “discriminatorio” in riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Pro Vita & Famiglia ha impugnato l’ordinanza dinanzi al TAR Toscana. Giudizio pendente.

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Utero in affitto

Utero in affitto

Campagna contro il reato di maternità surrogata (2023). Il Comune di Roma ha subordinato l’affissione alla modifica della grafica, ritenuta “offensiva” e “lesiva dei diritti dei bambini” nati tramite utero in affitto perché paragonati a “prodotti commerciali” (esattamente l’intenzione della campagna). Pro Vita & Famiglia ha fatto ricorso al TAR Lazio, che lo ha dichiarato inammissibile per profili procedurali legati all’ambiguità giuridica delle comunicazioni giunte dal Comune.

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Carriera alias

Carriera alias

Campagna proposta nel 2024 a Firenze sull’origine della vita umana, che secondo il 96% dei biologi inizia con la fecondazione secondo lo studio indipendente The Scientific Consensus on When a Human’s Life Begins pubblicata su Issues in Law & Medicine nel 2021 e mai smentita. Il Comune ha negato l’affissione richiamando l’art. 23 c. 4-bis del Codice della strada, senza ulteriore motivazione. Pro Vita & Famiglia ha presentato ricorso al TAR Toscana per difetto di motivazione e inapplicabilità della norma. Giudizio pendente.

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9 biologi su 10

9 biologi su 10

Campagna proposta nel 2024 a Firenze sull’origine della vita umana, che secondo il 96% dei biologi inizia con la fecondazione, secondo lo studio indipendente The Scientific Consensus on When a Human’s Life Begins pubblicata su Issues in Law & Medicine nel 2021 e mai smentita. Il Comune ha negato l’affissione richiamando l’art. 23 c. 4-bis del Codice della strada, senza ulteriore motivazione. Pro Vita & Famiglia ha presentato ricorso al TAR Toscana per difetto di motivazione e inapplicabilità della norma. Il giudizio è pendente.

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Mio figlio no

Mio figlio no

Campagna nazionale (2025) contro l’introduzione nelle scuole di progetti Gender e per una legge a difesa della libertà educativa dei genitori. Il Comune di Roma ha rimosso le 50 affissioni il giorno dopo l’avvio della campagna ritenendo i manifesti “segnati da stereotipi nella rappresentazione della comunità Lgbtqai+” e “contrari alle politiche di genere portate avanti da Roma Capitale”. Censure e dinieghi, con richiami all’art. 23 comma 4-bis del Codice della strada, anche a Brescia, Bologna, Modena e Rimini, dove le affissioni sono state giudicate “suscettibili di fomentare l’ostilità e di condizionare il pensiero in modo fuorviante ed ingannevole, nonché discriminatorio con riferimento all’identità di genere”.

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Basta abusi di potere.

Un Sindaco non può svegliarsi la mattina e far strappare un manifesto legalmente affisso solo perché contrasta con l'indirizzo politico della sua amministrazione.

Art. 21 Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Aiutaci a difendere la Libertà di opinione ed espressione in Italia: firma la petizione e chiedi al Parlamento di riformare l'articolo 23 comma 4-bis del Codice della strada, che consente a sindaci e giudici di censurare manifesti stradali considerati politicamente scorretti.

Firmando questa petizione acconsenti al trattamento dei dati personali nel rispetto della normativa vigente secondo le condizioni indicate nell'informativa sulla Privacy

Clicca per leggere il testo della petizione

Al Presidente del Senato della Repubblica
Sen. Ignazio La Russa

Al Presidente della Camera dei Deputati
On. Lorenzo Fontana

Egregi Presidenti,

il diritto di opinione e di espressione, sancito dall'articolo 21 della Costituzione, è oggi gravemente minacciato dall'art. 23, comma 4-bis del Codice della Strada, che per la sua formulazione vaga e ambigua consente ai Sindaci di censurare e rimuovere i manifesti sociali non conformi all'indirizzo ideologico delle loro amministrazioni.

Si tratta, a tutti gli effetti, di una censura politica, che ha già portato alla soppressione di numerose campagne volte a difendere la vita, i bambini e la libertà educativa dei genitori. Una deriva confermata da discutibili pronunce giudiziarie che hanno avallato tali interpretazioni arbitrarie.

Firmando questa petizione, vi chiedo di spendere il vostro ruolo istituzionale affinché sia promosso un intervento legislativo che garantisca ai manifesti di sensibilizzazione sociale o politica la stessa tutela rafforzata che l'articolo 21 della Costituzione riserva alla libertà di stampa.

La libertà di espressione è un diritto costituzionale, non una concessione politica.